IL PROGETTO

ROMA SOLO ANDATA: UN ROMANZO ESPANSO


Mi ha sempre colpito come la nostra elaborazione della realtà presentataci da un libro sia filtrata da un'individualitá madre ogni volta di universi unici. Posso immaginarmi un personaggio di un libro, tu un essere totalmente diverso. Sotto la scena proposta da lettere stampate posso immaginarmi, come colonna sonora, Chopin. Tu i Judas Priest.

Il motivo per cui amiamo i libri è proprio questo: compriamo copie identiche dello stesso libro, ma siamo noi ad abitarle, a renderle assolutamente uniche. Universi nati dalla stessa matrice, ma con sfumature sempre inedite.

Qui nasce il progetto "Roma Solo Andata". È un libro che ho scritto tempo fa.


Abitatelo.

Fatelo vostro. Violentatelo.

Vivetelo.


Siete artisti? Illustrate il mondo e i personaggi che vi descrivo. Diventeranno tanto vostri quanto miei.

Siete musicisti? Mandatemi la colonna sonora che avete in mente per una certa scena, un certo estratto, un certo dialogo.

Siete scrittori? Speditemi poesie. Scrivete finali alternativi, approfondimenti, saggi, manifesti.

Siate creativi, audaci, rivoluzionari e meravigliosi. Non abbiate rispetto e fate crescere quello che ho creato con onore.


Ecco le regole: Caricherò un capitolo del romanzo ogni due settimane. Avete 15 giorni per creare e spedire i vostri lavori a mattiaammirati@yahoo.it

Speditemi, insieme alla vostra creazione (creazione originale e inedita, ovviamente), una breve spiegazione su come la vostra opera si integra nell'universo in crescita. Potete creare l'opera a partire dal testo originale o dalle mille sfumature che di esso si andranno via via a creare. Ogni punto dell'universo che andremo a costruire può essere la partenza per una nuova ramificazione, che porterà a nuove storie, nuove ipotesi, nuove visioni.

Se volete, inviatemi i vostri dati personali, l'indirizzo del vostro sito web, una vostra foto, quel che vi pare.


Attendo con ansia la nostra collaborazione.


Mattia Ammirati


venerdì 21 febbraio 2014

CAPITOLO SEI

Sergio, fin dalla tenera età, imparò che avere buone orecchie poteva essere un’incredibile fonte di guadagno. Quando andava alle elementari vendeva i segreti degli altri per caramelle, alle superiori origliava alla porta della sala professori e spifferava le domande dei compiti in classe in cambio di soldi.
Dopo il Disastro, il suo lavoro tornava ancora più utile alla società. Sapeva tutto: chi abitava dove, perché e quando incontrava chi, e cosa ci guadagnava. Lui, di sicuro, ci guadagnava un bel po’.
E, se sai tutto di tutti, sai anche come e quando trovare vie di fuga ai fuggitivi, ai ricercati e ai rinnegati dei Rioni. Quello era il suo secondo lavoro.
Poi, la botta di culo: scoprì che quelli del Rione Santa Susanna volevano derubare Gurdje, il capo di una delle bande zingare delle montagne.
Avevano scoperto che gli zingari nascondevano l’oro nelle fosse di stagionatura dei formaggi, sparse in giro per i boschi. Le aveva trovate per sbaglio un cacciatore di tartufi, e s’era venduto l’informazione a quelli del Rione.
Così, Sergio lo disse a Gurdje, e Gurdje accoppò gli stronzi che preparavano il colpo. Quelli del Rione dovettero festeggiare la notte di Capodanno spiccando cinque corpi impiccati lungo l’acquedotto.
Gurdje gli fu talmente riconoscente da pagargli a vita una casa in Via Pinturicchio e, quando si sentiva particolarmente solo, gli spediva qualche troia irlandese. Le amava, quelle con i capelli rossi.
Mattia, appena entrò, capì che la notte passata Sergio si era dovuto sentire davvero solo.
Accanto al volto di lui, bocca spalancata e respiro pesante, una folta capigliatura rossiccia, infiammata dalla luce del mattino. Sul lato destro, invece, l’altra tipa era coperta dal lenzuolo dall’ombelico in su. Mattia capì lo stesso che era rossa, si vedeva bene.
<<Uhm, Sergio?>>
Jack, appena entrato, si lasciò scappare un “Porca puttana”. Anche il suo sguardo era stato calamitato dal ciuffo rosso sopra la passera.
Sergio aprì solo un occhio.
<<Oh, ragazzi, cazzo ci fate qui?>>
<<Vogliamo parlare.>>
<<Oh, sì, parlare.>> disse, poi toccò i capelli della tipa sulla destra, che si svegliò.
<<Ci fai due uova, tesoro?>>, allungo il collo e vide Jack sulla soglia, poi: <<Facciamo tre.>>
Si sedettero al tavolo mentre la ragazza, a culo nudo, cercava l’olio per friggere nelle ante sopra ai fornelli.
<<Certo che potevi metterti le mutande, cazzo.>> disse Jack.
<<E perché? Quando non ho impegni mi piace stare in libertà. Ti imbarazza vedermi con l’uccello di fuori?>>
<<Ah no, fai come ti pare.>>
<<Lo credo bene, è casa mia.>> disse Sergio mentre controllava se l’altra ragazza stava ancora dormendo.
<<Oh, Sergio.>> disse Mattia.
<<Dimmi.>>
<<Ci serve un’informazione.>>
<<Lo avevo intuito. Io che ci guadagno?>>
<<Questo dipende da quanto ci dirai.>>
<<Cioè?>>
<<Se l’informazione è buona, ma buona davvero, capace che ci guadagni un mitragliatore.>>
Sergio scoppiò a ridere. Si voltò verso la ragazza in cucina, indicando Mattia con il dito.
<<Tesoro hai sentito ‘sto spadaccino?>>
La ragazza era troppo impegnata a bruciare le uova, così non lo ascoltò nemmeno. Sergio si voltò verso Jack.
<<Mi prendete per il culo, vero?>>
<<Hai la mia parola, Sergio.>>, disse Mattia, <<Se ci dici tutto quello che ci serve, giuro sul Rione che avrai il pagamento.>>
Sergio lo fissò tentando di non farsi scappare un sorriso, non sapeva se credergli. Cazzo, Mattia non avrebbe mai giurato invano sul Rione.
<<Roba tedesca. MP40, calibro 7,62. Lamiera stampata, caricatore da 15 colpi.>> aggiunse Mattia.
Sergio si accese una sigaretta.
<<E cosa vuoi sapere? Cazzo, per una mitragliatrice ti dico anche quanti peli ho sul culo.>>
<<Nulla di così personale, Sergio. Mi accontenterò di aver visto il tuo uccello. Cosa sai del ragazzo di colore che lavorava per Giovanni Caporali?>>
<<Ma chi, B-Dogg?>> chiese Sergio infilandosi dei pantaloni. Gli era venuto freddo.
<<Non so. È lui?>>
<<Certo che è lui.>>
<<Perché quel nome?>>
<<Cazzo ne so. Roba da rapper, probabilmente credono che dia un certo tono.>>
<<Sta con qualcuno?>>
<<Bazzica con la cricca di Sneaky.>>
<<Dove lo trovo?>>
<<Abitava a Ponte San Giovanni, ma la sua casa è andata in fumo stanotte.>>
<<Chi è stato?>>
<<Si dice sia stato Sneaky. Lo davano per ubriaco, ha vagato da solo tutta la notte a dar fuoco alle case, stando alle voci. Nemmeno Geller ha voluto al suo fianco.>>
<<E chi cazzo è Geller?>> chiese Jack.
<<Non è uno spadaccino.>>, disse Mattia, <<Li conosco tutti e ho combattuto con almeno la metà di loro.>>
Sergio sbuffò via il fumo ridendo.
<<Certo che non c’hai combattuto, con Geller. Non saresti qui, sennò.>>
<<Oh, Sergio, chi cazzo è questo qui?  Satana?>>
<<Se non Satana, sicuramente qualcuno che ne fa le veci. Ha combattuto in una mezza dozzina di guerre, ucciso tante di quelle persone che non te ne fai un’idea.>>
<<Wow.>> disse Mattia, <<Sarà un parà, il super uomo.>>, guardò verso il frigo, poi: <<Ce l’hai il guacamole?>>
<<Non mangio messicano.>> disse Sergio, <<Mi irrita lo stomaco.>>
<<Oh, vabbè, che ce ne frega di ‘sto tizio! A noi B-Dogg interessa!>> disse Jack.
<<Eccome se vi deve fregare.>>, disse Sergio, <<Sta con Geller, adesso.>>  
Nel frattempo, la ragazza servì le uova svogliatamente, spizzicando qualcosa dal piatto di Sergio. Mentre stavano mangiando si affacciò alla porta un tizio armato di spada. Sergio lo vide e lo invitò a entrare con un cenno della mano.
<<Vieni, Nadir, stiamo mangiando. Tutto tranquillo, per strada?>>
<<Si, Sergio. Non volevo disturbare, ma ci sono due ragazzi che vogliono parlarti.>>
<<Beh, falli entrare, no?>>
Il guardiano sparì nel corridoio, si sentì bofonchiare qualcosa tipo “il signore può ricevervi”, e riapparve con due tipi di colore. Uno reggeva una videocamera.
<<Ragazzi entrate, ho del formaggio che nemmeno il Papa l’ha mai assaggiato.>>
<<Non vorremmo disturbare, Sergio. Devi farci sparire.>>
<<Che cazzo è successo?>> chiese Sergio aggrottando le sopracciglia, poi: <<Oh, cazzo, sedetevi un attimo, vi offro un drink.>>
I ragazzi entrarono circospetti, come se potesse sbucare il pericolo da ogni angolo. A Momò cadde la videocamera per il nervosismo, gli scappò un  “porca troia” e la sistemò sul mobile accanto alla porta.
Sergio stava versando della grappa in lunghi bicchieri da spumante.
<<Sono gli unici puliti, perdonatemi. Questi sono Mattia e Jack, del Corpo di Guardia del Rione Sant’Angelo.>>
<<Ciao, ragazzi.>> disse Jack.
<<Allora? Che succede?>>
<<Devi farci sparire, Sergio.>>
<<L’hai già detto. Devi dirmi in che cazzo di guaio ti sei cacciato però, altrimenti io ti organizzo il viaggio sbagliato e magari ti spedisco dritto tra le braccia dei tizi che ti stanno cercando.>>
I due si guardarono preoccupati.
<<Abbiamo involontariamente rubato una cosa a Sneaky. Una cosa importante.>>
Mattia spedì a Jack uno sguardo d’intesa.
<<Cosa, Jerome?>>
Jerome guardo Momò che, dopo un attimo di titubanza, estrasse dalla tasca una busta di plastica.
<<Che cazzo è?>> chiese Sergio.
<<La mappa di un diario.>>, disse Mattia, <<Quella che stavamo cercando.>>
Rimasero tutti in silenzio, Sergio che guardava i volti uno a uno. Le ragazze, nella camera da letto, avevano iniziato a russare.
Mattia vide che Momò stava per alzarsi.
<<Jack, la porta.>> disse.
Jack si alzò verso la porta sguainando la spada. Momò estrasse il coltello.
Sergio si alzò in piedi. <<Oh, cazzo fate?>>
Mattia era faccia a faccia con Jerome, che aveva una mano sul coltello.
<<Ascolta, ragazzo.>>, disse Mattia, <<Ragioniamo un attimo: Sei nel mezzo del Rione Sant’Angelo. Ci ammazzi, ammesso che tu ci riesca, e poi? Le strade sono piene di membri del Corpo di Guardia. Due dei quali qui sotto. Sai cosa succederebbe? Saresti braccato come un’animale. A quelli dei Rioni piace ammazzarsi solo fra di loro, se vengono a sapere che sono stato ammazzato da un nero di Ponte San Giovanni, tutti i Rioni si uniranno alla caccia. Porta Sole, Santa Susanna, Porta Eburnea, San Pietro. Nessuno perdonerà l’assassinio di un Capo Guardia. Quante possibilità avresti di trovare le armi?>>
Mattia fece una pausa per gustarsi l’espressione di Jerome.
<<Te lo dico io, quante ne avresti: nessuna. A quanto pare hai uno dei peggiori figli di puttana sulla terra alle calcagna, e vorresti inoltrarti nelle campagne umbre senza protezione? Sotto terra, da qualche parte, c’è una fortuna incalcolabile. Possiamo dividerla. Sessanta per cento a noi, quaranta a voi.>>
<<Oh, aspetta. Perché noi il quaranta?>> disse Momò.
<<Perché noi abbiamo queste.>>, rispose Jack facendo oscillare la lama a mezz’aria, <<E perché potremmo ammazzarvi qui e prenderci quel foglio comunque.>>
<<Ragazzo, dammi la mappa.>> disse Mattia allungando la mano verso Momò.
Momò fissò Jerome, che gli fece cenno di sì con la testa, spostando entrambe le mani sul tavolo.
<<Bravi, ragazzi. Che fate a pranzo?>>, disse Mattia, poi guardò Jack: <<Meglio toglierci di qui, vecchio mio. Parliamo a casa, è meglio.>>

Si congedarono da Sergio dopo averlo rassicurato che sì, avrebbe avuto comunque la sua mitragliatrice, se fosse riuscito a tenere la bocca chiusa. Risalirono Corso Garibaldi parlando del più e del meno, mentre Jack teneva la mano sull’elsa. A casa li aspettavano Caima e Matteo, avevano fatto gli spaghetti.
Jerome a pranzo raccontò di come erano arrivati in possesso della mappa. Gli disse che erano due video maker.
<<Figo.>> esclamò Caima, <<Avete una videocamera?>>
Momò guardò Jerome.
<<Cazzo, uomo.>>
<<Che?>>
<<L’ho lasciata da Sergio.>>
<<Come sarebbe?>>
<<Che l’ho dimenticata lì, porca puttana. L’avevo poggiata sul mobile vicino alla porta.>>

In quello stesso momento, Sergio stava dando una spazzata a terra, quando sentì un rumore lungo le scale. Afferrò la spada appesa sopra il divano. Stava lì solo per bellezza, ma Nadir la teneva affilata per le emergenze.
Tre colpi alla porta. Nadir non bussava mai.
<<Chi è?>> chiese, poi: <<Nadir? Sei tu?>>
Gli rispose un uomo. Dalla voce viaggiava sulla cinquantina.
<<Ciao, Sergio.>> disse Geller, <<Mi apri, o trovo il modo di entrare comunque?>>
<<Nadir che fine ha fatto?>> chiese Sergio dietro la porta.
<<Sta dormendo. Ha sbattuto contro un pugno.>> rispose Geller, <<Non voleva farmi entrare. Diceva che sono un tipo pericoloso.>>
Sergio gli aprì con la spada in mano.
Geller si mise a sedere attorno al tavolo, seguito da B-Dogg. Aveva un coltello alla caviglia, un altro al braccio e nella cintura la calibro 9.
<<Non li capisco, ‘sti zingari.>> disse sorridendo, poi guardò B-Dogg, <<Ti sembro un tipo pericoloso?>>
<<No, cazzo.>> rispose il nero. Poi scoppiò a ridere, battendosi il pugno sul petto.
<<Dove sono Jerome e Momò, Sergio?>> chiese Geller, glaciale.
<<Chi?>>
<<Lo sai bene chi.>>
<<Non li conosco, Geller.>>
Geller lo fissò. Era sempre stato bravo a fiutare le cazzate, ma Sergio era troppo spaventato per tentare di decifrarlo.
Guardò il mobile accanto alla porta, corrugò la fronte ed estrasse dalla tasca la foto che aveva preso a casa di Jerome.
Poi sorrise.

<<Che bella videocamera. Lucente, nera e nuova di pacca.>>

venerdì 7 febbraio 2014

CAPITOLO CINQUE

Geller guidava con una mano sola, quella sul cambio reggeva un sigaro. Sul sedile di dietro, Sneaky e B-Dogg se la ridevano della serata appena trascorsa. A Geller parve di sentire qualcosa a proposito di una passera profumata, o roba del genere.
Avevano passato tutta la notte a rimorchiare tipe, fumare e bere. Geller si consolava aspettando in auto, ripensando ai vecchi tempi, quelli in cui ancora qualcuno bussava alla sua porta dicendo: <<Signor Geller, sappiamo che è il migliore nel suo campo. È l’uomo che fa per noi.>>, e se lo portavano in elicottero nel deserto, o in mezzo alla giungla, ad addestrare dei pazzi figli di puttana che combattevano per una qualche bandiera.
Soldati fantasma, macchine per uccidere, gente che poteva essere paracadutata in un campo nemico e fare piazza pulita, o sopravvivere nella tundra con addosso solo un paio di boxer.
Lui era l’istruttore. Lo chiamavano “Capo”. Lui gli insegnava come uccidere un uomo, a costruire e usare armi, e a tirare avanti in situazioni in cui un uomo normale sarebbe morto o impazzito.
Dopo aver prestato servizio per le Furie Blu, i Seals, i Berretti Verdi, i Marines, qualcuno decise che era ora di rinfrescare l’ambiente, e così fu fuori dal giro. Fino ai giorni del Disastro, ovviamente. A cinquant’anni suonati era ancora capace di tener testa a un esercito. Il genere d’uomo che serve a pararsi il culo. Soprattutto a uno come Sneaky.
Stava per svoltare nel parcheggio della Coop, quando una mano gli toccò la spalla.
<<Oh, uomo.>> gli disse Sneaky, <<Accompagniamo il mio amico, qui. Abbiamo un accordo.>>
<<Yo, Sneaky,>> disse B-Dogg, <<Per quella somma mi farei tatuare “entrate pure” sul buco del culo.>>
Continuarono a ridere ininterrottamente fino a quando la sportiva nera non si fermò davanti al cancello di B-Dogg.
<<Accompagnalo, Geller. Dalla a lui la mappa, negro.>> Fece Sneaky col braccio fuori dal finestrino. Poi si sbracò sul sedile, e con la gamba tentò di alzare il volume dello stereo. Fallì miseramente.
B-Dogg si diresse verso la pianta di limone, quella destra.  Geller era rimasto sulla soglia del cancello, le braccia incrociate e il sigaro in bocca.
<<Qualche problema?>>, disse.
<< No, uomo, tutto a posto.>>rispose B-Dogg. Mentiva. Sapeva bene di essere in un mare di merda. Qualche figlio di troia aveva preso la mappa.
<<Ho sbagliato pianta.>> disse sorridente B-Dogg, <<Ce ne sono due, vedi?>>
<<Si. Vedo.>> disse Geller, senza staccargli gli occhi di dosso.
<<Ma che cazzo… Oh, Cristo!>> fece B-Dogg.
<<Che succede?>>
<<Qualche figlio di troia mi ha fottuto la mappa! Porca puttana, l’avevo messa sotto la pianta di destra, ma non c’è. Credevo di essermi sbagliato, scavo sotto quella di sinistra e ti trovo le foto di questo vecchio negro.>>
<<Stai calmo, amico.>> fece Geller, <<Sei nella merda.>> aggiunse, e si sfilò dalla caviglia un coltello a doppia lama, di quelli da paramilitare.
<<Oh! Uomo! Cazzo fai?>> disse B-Dogg estraendo un pugno di ferro pieno di lame, <<Giù quel cazzo di coltello, o ti apro la faccia.>>
Geller rimase immobile. Poi sorrise. Poi parlò: <<Sai, vecchio mio? Mi fate ridere, voi di colore. Tutte queste moine, questo atteggiarsi a mister-ti-spacco-il-culo, tutto quel parlare volgare, quei patacconi dorati. Toglimelo tu il coltello di mano, se sei così gangsta.>>
B-Dogg esitò prima di attaccare, poi provò ad affibbiargli un colpo nella pancia. Geller fece un piccolo salto indietro e con un calcio gli fece volare via dalla bocca un paio di denti. 
Prima che i bagliori bianchi del dolore gli permettessero di vedere, B-Dogg si sentì già Geller addosso. Il bianco gli diede un colpo al collo e uno alla pancia, facendolo svenire.

Capì di essere sveglio perché sentiva odore di caffè, ma gli occhi li teneva chiusi. Tanto sapeva già cos’avrebbe visto. Li aprì comunque. Geller se ne stava seduto sul materasso ad acqua, una tazza in mano e il sigaro nell’altra.
Accanto a lui c’era Sneaky. Stava mangiando tacos mentre guardava la televisione.
<<Oh, uomo!>>, stava dicendo, <<’Sto tizio mi sembri tu. Guarda che cazzo riesce a fare per sopravvivere. Quello ti può costruire una Jeep con una penna e della merda.>>
Nel monitor a cristalli liquidi un tipo stava arrostendo delle larve sul fuoco, e diceva di essere fortunato perché sono molto più nutrienti del pollo o del pesce.
<<Sneaky, s’è svegliato.>> disse Geller.
B-Dogg si stupì del fatto che lo chiamasse per nome. Si aspettava più una cosa del tipo “Si, Signore!”.
<<Perché cazzo hai cercato di fottermi, uomo?>>, gli chiese Sneaky.
<<Sneaky, te lo giuro, l’avevo sotterrata sotto il limone, la mappa.>>
<<Ah si?>> disse lui tirando fuori dalla tasca le foto sporche di terra, <<Ti sembra una mappa questa? Ti sembra una cazzo di mappa?>>
<<Qualcuno deve averla presa!>> balbettò B-Dogg, poi: <<Oh, negro, aspetta un po’…>>
Afferrò le foto e le osservò sotto la luce della lampada.
<<Porca puttana, ‘sto negro lo conosco. Ha una barba finta, ma è lui. Ce l’ha lui la mappa, poco ma sicuro.>>
Sneaky non era convinto. Diede una pacca sulla spalla a Geller.
<<Geller, questo mi racconta palle. Fa qualcosa di terribile.>>
Geller si inginocchiò fin quando non sfiorò la faccia di B-Dogg con il naso.
<<Sentimi bene, lo conosci davvero l’uomo in foto? Mi puoi portare da lui?>>
<<Cazzo sì! Si chiama Jerome, abita qui di fianco.>> 
<<Se provi a fregarmi ti apro la gola. Se scappi ti sfido a trovare un luogo in cui non possa trovarti.>>
<<Fregarti? Che cazzo hai in mente, scusa?>>
Geller si alzò in piedi con il coltello in mano.
<<Oh, Geller! Cazzo fai? Ti ho detto di accopparlo, ‘sto negro!>> gli urlò nell’orecchio Sneaky.
Geller si voltò di scatto e gli infilò il coltello sotto lo sterno. Poi, con il palmo della mano libera, colpì il manico dell’arma, che scattò fino in fondo, al centro del cuore. Sneaky sgranò gli occhi e un fiotto di sangue sporcò il pavimento.
Geller lo mise a sedere su una poltrona, calmo come se stesse facendo le pulizie. Gli frugò nelle tasche XXL, afferrò la calibro 9 e un rotolo di banconote.
B-Dogg assisteva alla scena con la bocca aperta. Non sapeva se essere più stupito per quello che aveva appena visto o per il fatto che Sneaky possedesse un’arma da fuoco.
<<Sentimi bene, mentecatto.>>, disse Geller infilandosi la pistola dentro la cintura, <<Adesso tu mi porti a casa del tizio che ha rubato la mappa, poi mi aiuti a trovare le armi e, se fai il bravo, magari non ti ammazzo.>>
B-Dogg annuì, non che avesse molta scelta.
Geller si guardò intorno.
<<Dammi degli abiti.>>
<<Che?>>
<<Sei sordo o cosa? Degli abiti, dei vestiti.>>
B-Dogg frugò nell’armadio e gli lanciò un pantalone e una felpa. Geller spogliò il cadavere di Sneaky e lo rivestì con gli abiti nuovi, poi afferrò la calibro 9, caricò il colpo in canna e sparò al volto a bruciapelo.
<<Oh cazzo! Sei impazzito?>> 
Geller: <<Dobbiamo andare a buttarlo nel Tevere, coglione. Se ci ferma qualcuno che gli diciamo, che è il gemello di Sneaky? Ora nemmeno la madre può riconoscerlo. Adesso lo impacchettiamo per bene con dei sacchi neri. Hai del nastro adesivo?>>
B-Dogg rimase in piedi davanti all’armadio mentre l’altro faceva il pacchetto, stava per dire qualcosa, ma Geller lo interruppe: <<Aiutami a caricarlo in macchina.>>

Una volta chiuso il bagagliaio entrarono in casa di Jerome, Geller stringeva la semiautomatica in una mano e il coltello nell’altra (ci aveva appena ammazzato il cane).
<<Non abitava da solo, vero? Sul divano ci sono vestiti di taglie diverse.>>
<<No, con lui stava Mohammed, un tipo che lo aiutava nelle riprese.>>
<<Riprese? Che faceva ‘sto negro, filmini porno?>>
<<No, documentari. Li si vedeva spesso a girare lungo il fiume, o nei luoghi dove era stata ammazzata della gente.>>
<<Wow.>> disse Geller. Stava frugando tra i fogli sparsi sul tavolo. Sceneggiature, per lo più.
<<Oh, ragazzo. Leggi qui: “Scena 11, Interno, Giorno. Johnny sta facendo vedere le vecchie foto del nonno a Joe”>> poi, sul foglio scritto a macchina, un appunto a mano: “Johnny e Joe sono nomi provvisori, fanno cagare”.  Tra le carte, una foto del ragazzo. Impugnava una videocamera lucente, nera e nuova di pacca.
<<Inizio a capirci qualcosa.>>, disse Geller.
<<Beato te.>>
<<Dai, è chiaro. I due hanno bisogno di vecchie foto, per invecchiarle le sotterrano nel tuo giardino. Quando tornano a prenderle, trovano la mappa.>>
<<Oh. Chiaro.>>
<<Comunque se ne sono andati da poco. La prima cosa da fare, ora, è liberarsi del corpo, poi andiamo a cercare i due ragazzi. Vedi se trovi dei soldi, poi prendi quello che ti serve da casa, non la rivedrai più.>>
<<Come, scusa?>>
<<Tutti sanno che Sneaky era con te. Se capitano a casa tua troveranno l’Ok Corral e non ci metteranno molto a fare due più due.>>
<<E quindi?>>
<<E quindi diamo fuoco a tutto.>>

Mentre guidavano verso il Ponte Vecchio, Geller vide che B-Dogg era pensieroso.
<<Che hai?>>
<<Oh, uomo, ho appena visto la mia casa andare in fumo.>>
<<Io non mi preoccuperei più di tanto, abbiamo problemi più grandi, ora. Tipo quello chiuso nel bagagliaio.>>
<<Si, ok, però mi dispiace, cazzo.>>
<<Comprensibile.>>
<<E casa di Jerome? Perché l’hai bruciata?>>
<<Tanto non gli servirà. Se tutto va bene entro domani sarà bello che andato. Ora sta zitto e lascia parlare me.>>
Sulla strada c’erano due guardie, gli intimarono l’alt.
<<Yo, Geller. Dove vai di bello?>> disse la guardia, poi vide B-Dogg. <<Ciao, uomo.>>
<<Vado a liberarmi di uno. Stava strillando in faccia a Sneaky, e lui odia quando gli strillano in faccia.>>
<<Ah ah. Come no. Bang!>>, la guardia fece il gesto con la mano, poi buttò un’occhiata nei sedili posteriori.
<<A proposito, lui dov’è?>>
Geller roteò gli occhi in aria, come per dire “Guarda, amico, lasciamo perdere”.
<<Stasera era su di giri, si è messo a delirare su tipi che gli avevano fatto sgarri, che gli avrebbe bruciato la casa, cazzate del genere. Ho provato a portarmelo in macchina, ma quello mi ha puntato in faccia la calibro 9, che dovevo fare?>>
<<Ah.>>, disse la guardia, <<E ora dove cazzo sta?>>
<<Si è fatto lasciare vicino casa di B-Dogg, aveva una tanica di benzina e una bottiglia di Jack Daniels. Mi sa che vuole davvero bruciare qualche stronzo.>>
Le guardie controllarono il corpo nel bagagliaio.
<<Porca troia, bel buco gli ha fatto.>>
B-Dogg uscì dalla portiera.
<<Ragazzi, noi è il caso che andiamo a cercare Sneaky, non vorrei che si infila in qualche storia di merda. Ci pensate voi al corpo?>>
<<Come no? Vai tranquillo, uomo.>>
Mentre la macchina si allontanava, Geller osservava i due nello specchio retrovisore. Stavano facendo oscillare il corpo, pronti al lancio.
<<Bravo ragazzo. Mai fare il lavoro che potrebbero fare altri. La regola d’oro della sopravvivenza: “risparmia le energie”.>>
<<Oh, Geller…>>
<<Che c’è?>>
<<Perché le hanno sotterrate?>>
<<Che cosa?>> chiese Geller, poi collegò i pensieri: <<Cosa, le fotografie?>>
<<Sì, cazzo.>>
<<Allora sei sordo sul serio. Ti ho detto che le volevano invecchiare.>>

<<E non potevano usare i fondi del caffè?>>